lunedì 9 dicembre 2013

LE MAGNIFICHE AVVERDURE: narrate da Isabella Vendrame!

le magnifiche avverdure vanno in TV! (su SKY)

E' iniziata una collaborazione con la bravissima Isabella Vendrame, e in una puntata della sua trasmissione ""Le Favole di Isabella" (tutti i giorni a partire dalle ore 18.30 sui canali Sky 897, 899, 903, 911, 921, 930 e 938)  ci racconterà della nostra amica zucca!!!
State pronti... intanto, lo sapete che Angelo racconta alla sua bimba proprio questa storia, quando le capita di incontrare qualcuno di un po' vanitoso come la zucca di questa fiaba? Bravo Angelo! Questo aiuta certamente la tua piccola con le sue emozioni...

giovedì 21 novembre 2013

RACCONTO DI NATALE

Questa fiaba è scritta al presente, perché la notte di Natale continua ad accadere...
E' stata scritta per spiegare qual'è la vera storia dell'angioletto che sta sopra la capanna nel presepe, ed è stata scritta anche per sentirsi meno tristi, quando qualcuno che amiamo diventa un angelo...
PER TE LARA

  1. le nuove ali
 Quando un nuovo angelo arriva in paradiso, non sa ancora di esserlo: per lui è tutto nuovo, da conoscere…
Prendete quello lì, ad esempio: si sta guardando lentamente in giro, in mezzo a tutto quel bianco ovattato, che però non sembra proprio nebbia…
«MAH… MI TROVO QUI… NON SO BENE…MI HANNO DETTO DI ASPETTARE,CHE MI DIRANNO COSA FARE…COSA DEVO FARE?» pensa l’angelo tra sé, allargando le braccia.
Non ha parlato, ma una voce gli risponde lo stesso: «devi indossare le ali nuove»
Sollevato, l’angelo ribatte: «Ah ok bene, finalmente … dove? Queste qui sul tavolo?»
L’angelo le ammira: sono bellissime!
Poi prova le ali sulla pancia, sul petto, sulla bocca, in testa, starà facendo giusto? Alla fine capisce come indossarle correttamente, ed orgoglioso inizia a canticchiare tra sé e sé, provando un po’ come funzionano:

Queste ali strepitose…
Sanno fare molte cose !
Prima avanti e poi indietro,
(Questa piacerà a san Pietro!)
Prima su e dopo giù,
(Questa piacerà a Gesù!)
Prima a destra poi a sinistra,
Ops… che vado fuori pista!

L’angelo ora si ferma, soddisfatto della danza improvvisata, e si guarda di nuovo in giro:
«E ADESSO, COSA DEVO FARE?» chiede nuovamente.
La stessa voce prontamente risponde: «Visto che sai cantare, vai dai cori angelici!»
L’angelo, svolazzando con le sue alucce in modo piuttosto impacciato, arriva in un posto molto ampio, molto luminoso: e si accorge subito c’è una cosa, così intensa …
«E’ PACE» dice il suo vicino, sorridendo.  L’angelo ricambia spontaneamente il sorriso, e si sente improvvisamente luminoso: infatti, tutti di botto si zittiscono e lo guardano, tutti (saranno centinaia, migliaia) sorridendo.
« Sei il benvenuto, ti aspettavamo» lo guarda tranquillo l’altro vicino.

Il canto finisce, l’angelo è contento di aver partecipato ai cori angelici:
«E ADESSO COSA DEVO FARE?» chiede di nuovo.
La voce, ormai familiare, suggerisce pronta: «devi andare sulla stella cometa!»
Il nostro angioletto di nuovo fa la faccia spaesata… meno male che ce n’è uno, invece, che sembra sapere tutto, e dirige le operazioni:
« Allora è chiaro per tutti? Si sale sulla scia della stella e si arriva fin sopra la capanna, si inizia a cantare appena arrivati là …» le indicazioni sono molto sintetiche, tanto tutti sembrano sapere.
Anche il nostro angioletto, in effetti, si rende conto di sapere: ad esempio, come agguantare uno dei fili brillanti della coda della stella, proprio ora che sta passando! Salirci sopra invece è un po’ più complicato:
«queste ali… non riesco ancora ad usarle bene…» brontola sottovoce.
«Non preoccuparti, ora goditi il panorama! » gli strizza l’occhio il suo vicino,  mostrando con un gesto il cielo intorno, da togliere il fiato!
 Mille stelle scorrono di fianco a loro, brillano felici e salutano, sembrano affidare loro un messaggio…
«Tutte vogliono essere lì stanotte, più splendenti che mai, e noi stiamo su quella più splendente di tutte! » Spiega, con malcelato orgoglio, lo stesso di prima.
«Lì dove?» chiede il nostro angioletto, impegnato a bilanciarsi con le sue ali, per non cadere dal suo filo di brillanti… ah ecco, si tratta di quella capanna!


  1. la capanna e il piccolo bambino
 « Ma… ci siamo fermati? E adesso? COSA DEVO FARE?»
La ormai nota, amorevole voce, gli parla: « Ora sei arrivato, devi cantare per il piccolo bambino!»
«E dov’è questo piccolo bambino? » chiede il nostro angelo, sporgendosi curioso dalla stella: si sporge un po’ di più, un po’ di più….  

BAM !!!
Un rumore secco, e la voce sembra preoccupata: « Cosa è successo?» chiede.
 Il nostro angioletto si vergogna, risponde confuso: «sono cascato sulla capanna e… ho fatto un buco nel tetto…»poi abbassa lo sguardo e, proprio attraverso quel buco, vede un piccolo bambino… ma non lo ha spaventato, anzi! Sente gli occhi del piccolo su di sé, e poi…  «IL PICCOLO BAMBINO STA SORRIDENDO! L’HO FATTO RIDERE, NON L’HO SPAVENTATO! MENO MALE…»
Il nostro angelo si sente illuminato da quel sorriso e canta, canta con tutta la voce che ha, canta la bellezza di quella notte e di quell’incontro… tutti lo stanno ad ascoltare, e la voce dolce che lo ha accompagnato finora, gli sussurra nell’orecchio:
 Quest’anno tocca a te, angelo bellissimo,
    il posto speciale più vicino a Gesù!





domenica 20 ottobre 2013

la sfida di crescere: la storia di Sbinz

Sapete come è nata questa fiaba?
Conoscevo un bambino che faceva proprio fatica a fare i compiti e non si capiva perchè, fino a quando mi è venuto in mente che poteva essere per questo motivo... che aveva paura di non farcela!
Sapete poi, questo bambino di sette anni, quando ha avuto quindici anni è venuto a dirmi: "questa fiaba mi ha cambiato la vita" e con la semplice potenza dell'entusiasmo di quindicenne, a riprova di quanto diceva, mi ha fatto vedere che conservava ancora il foglietto su cui gli avevo stampato la fiaba, otto anni prima!

ecco l'illustrazione di Leila Mariani:



Attenzione: la fiaba di Sbinz verrà raccontata il prossimo 20 dicembre 2015 a Spazio per me! A Mariano Comense, in via Montebello 64. Puoi prenotare la vostra presenza scrivendomi a elena.rovagnati@teletu.it
Vi aspetto!

sabato 6 luglio 2013

piccoli dispiaceri passano... col papà!

Questa storia è nata per un bambino che se la prendeva per le cose che non andavano come voleva lui (come tutti noi del resto!): ma questi dispiaceri piccoli e grandi, come accade che poi passano?

GELSOMINO E IL PALLONCINO ROSSO

Gelsomino era un bimbo piccolo piccolo, anche quando i grandi avevano cominciato a dirgli «Ma come sei diventato grande!»,  lui continuava a sentirsi piccolo, e non gli tornavano i conti.
 A Gelsomino piaceva andare ai giardini dopo il sonnellino, adesso che stava iniziando l’estate: ci andava con il nonno, con la mamma, con la zia, e il mercoledì pomeriggio ci andava col papà, che aveva in quel giorno un po' di riposo.
 Nei giardini c'era sempre qualcosa da guardare di interessante: i bambini più grandi in bicicletta, le anatre che nuotavano sul laghetto, i cagnolini che fermavano i loro padroni ad ogni albero, e poi la giostra colorata.
 Un giorno ai giardini c'era un signore con un grappolone di uvona colorata che stava in alto, all'incontrario. «Guarda l'omino dei palloncini!» disse il nonno. Allora... i palloncini sono quelle cose uve colorate in alto che dondolano... pensava Gelsomino, a cui piaceva spiegarsi il perché ed il percome delle cose.
 «Che palloncino diamo, a quest'ometto? » chiese il signore dei palloncini, e Gelsomino pensò che davvero c'era qualcosa che non quadrava, se quello lì così grosso e con la voce grossa era un omino ( lo aveva detto il nonno!), mentre lui era un ometto. In ogni caso, a Gelsomino piaceva il palloncino rosso. E così il nonno glielo comprò.
 Che bello, il palloncino! Guarda come va verso il cielo! E guarda, si vede quasi la nuvoletta attraverso! E come si illumina quando passa davanti al sole! E il sole, riesco a guardare il sole senza che mi brucino gli occhi, col palloncino di mezzo...
 Gelsomino era molto felice, agitava il filo del palloncino ma non troppo, lo voleva vicino... l'unico inconveniente è che non riusciva molto a guardare sempre il  palloncino e contemporaneamente a camminare senza inciampare, anche se andava lento e si concentrava: un occhio qua, un occhio là...
 Sta di fatto che ad un certo punto, una radice sbuca dai sassolini e non c'è niente da fare: Gelsomino casca giù come una peracotta. Per non farsi troppo male, Gelsomino riesce a mettere le manine avanti, così cade ma non si pesta la faccia. Però...
Però così facendo deve aprire le mani... Oh nooo! Il palloncino rosso è scappato via!!!
Il nonno è preoccupato che Gelsomino non si sia fatto male, ma lui strilla disperato per il palloncino: E' andato via! E' andato via!!!
Forse è ancora dietro quell'albero! Oh se il nonno lo rincorresse, facesse un salto come superman...!
Il nonno continua a chiedergli se si è fatto male: finiscila di chiedermelo! Pensa Gelsomino tra i singhiozzi, se tu fossi più agile, riusciresti a prendermi il mio palloncino... dov'è ora?
Il palloncino si allontana verso il sole nel mezzo del cielo azzurro, la gente si ferma a guardare, alza la testa per seguirlo nel suo viaggio.
Cattivi! Perché guardate imbambolati il mio palloncino?! Fate qualcosa!!!  
Ma la gente non fa nulla. Anzi, una signora gli viene a dire «povero caro, hai perso il palloncino?» Sì, tardona!  Vorrebbe dirle Gelsomino, ma siccome  nel pianto non riesce a parlare le sputa in un occhio, e lei se ne va via scandalizzata.
«Ah ma è per il palloncino?» dice il nonno; certo che la mamma ha ragione, quando dice che il nonno è tanto buonino ma anche un po' rintronato!
«Ma se è per questo te ne compro un altro! »
 Non ne voglio un altro, voglio QUELLOOO!
Si dispera Gelsomino, riattaccando a strillare con la nota più acuta che riesce a fare.
Arriva la zia, che capisce al volo la situazione: « Sì cocco vieni qua, vieni dalla zia, su, dai, che con le coccole poi il pianto ti passa...» La zia evidentemente è molto tenera, ma Gelsomino non cessa di strillare: Che me ne faccio delle tue coccole, zitellona! Voglio il palloncino, non voglio smettere di piangere!!
La zia, delusa, ma mascherando bene lo smacco, si difende davanti ad una sua amica: « Sai è un po' di giorni che è nervoso, probabilmente anche in casa (abbassa la voce) c'è qualche tensione... »
Ecco va bene, già che ci sono piango anche per quello: Uèèèèè!!! Insiste Gelsomino.
L'amica si premura di dire qualcosa: «Ma Gelsomino caro, i palloncini non sono così importanti da piangerci su così tanto! E poi... tutti i palloncini fanno questa fine: o scoppiano, o volano via! »
 NON L'AVESSE MAI DETTO!! Gelsomino fa un urlo, ma un urlo così disperatamente urlato, che lo sente persino la mamma da casa, la quale si precipita ai gardini (vicini ma neanche tanto!) e un po' preoccupata, un po' arrabbiata, un po' che le dà fastidio la gente che sta lì a guardare, gli dà due scappellotti: «Finiscila di piangere per niente! Smettila o ti do una ragione per farlo! E adesso a casa! »
Gelsomino tace quando la mamma fa così, perché la mamma è una che mantiene le promesse,  però non è giusto, mugugna tra sé Gelsomino, io volevo il palloncino rosso, quello che mi è scappato via, il mio palloncino, l'unico che voglio!
Quando lo vuole lei io non glielo dò, ecco!!
Il papà a casa vede che c'è qualcosa che non va: Gelsomino ha lo sguardo imbronciato...
«Cosa c'è? » chiede il papà. Ma Gelsomino non ha voglia di parlare, tanto è inutile...
Il papà però non molla: «cosa c'è, Gelsomino? » lo prende per le mani e lo guarda negli occhi.
A Gelsomino viene tanta, tanta voglia di piangere, di dire al papà il mio palloncino è volato via e nessuno me lo ha reso... ma non riesce a dire niente, ha un groppo in gola, e poi non vuole piangere ancora, anche se ne avrebbe tanta voglia, e allora gira lo sguardo da un lato.
Però spera, spera (e anche noi siamo qui tutti a sperare!) che il papà dica qualcosa, faccia qualcosa che risolva la situazione.
«Bella roba! » dice il papà.
Come?
 Dice "Bella roba" ?
E basta??? Diciamocelo, siamo un po' delusi...
Ma il papà, che della nostra delusione non sa che farsene, si siede di fianco a Gelsomino, e intanto che la mamma è di là in cucina a preparare la cena, prende in mano la chitarra.
Sblem, sblem... inizia a cantare le canzoni che, a loro due, piace cantare insieme.
Gelsomino guarda la mano del papà, quella che cambia gli accordi... papà posso suonare io col plettro? E così suonano insieme per un po'.
E il cuore di Gelsomino diventa più leggero, come un palloncino rosso che sale nel cielo... ora che ci pensa, non gli viene più tanto da piangere, e si chiede come mai.
«A tavolaaa! » chiama la mamma.
Mentre vanno in cucina il papà gli arruffa i capelli e Gelsomino sorride.
«ah ti è passata eh? »  dice la mamma. «Oggi non la finiva più di piangere per il palloncino! ».
«E dov'è ora il palloncino? » chiede il papà.
A Gelsomino viene una stretta al cuore, e con un gesto della mano indica: su...
Il papà lo abbraccia.
Si siedono a tavola: buono! C'è il puré!!
Gelsomino pensa chissà se domani ai giardini c'è ancora l'omone dei palloncini...
«Buon appetito! ».©


giovedì 27 giugno 2013

SULL'AIUTO E SUL CHIEDERLO O MENO... storia di scoiattoli

In questa fiaba (di prossima pubblicazione) non si parla della relazione tra genitore e figlio, ho invece un po' "esplorato" quella fraterna... quindi per chi desidera mettere in luce la risorsa dell'essere ed avere fratelli, questo è un buono spunto!