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martedì 19 giugno 2018

LE FIABE COL GUSCIO EDITE DA BONACCORSO!



 Finalmente, ragazzi: ce l'abbiamo fatta!
Ora potete chiedere in libreria o ordinarlo direttamente dall'Editore http://www.bonaccorsoeditore.it/


Ho cominciato a girare nelle librerie o posti dove mi invitano per presentarlo, se volete posso organizzarmi e venire anche nella vostra zona! Basta che mi scrivete: elena.rovagnati@teletu.it o mi telefonate, 3356344104.
Nella presentazione mi piace raccontare anche di come ciascuna fiaba è nata, e per chi: questo offre lo spunto per chiacchierare su temi e strategie educative, e confrontarsi con genitori, insegnanti, educatori.
Vi terrò aggiornati sulle prossime presentazioni! 

sabato 1 aprile 2017

Due nuove Fiabe col Guscio...

Eh sì, ne nascono in continuazione!
L'editore non sa più come fare: il libro con tutte le Fiabe col Guscio, da pubblicare entro l'anno, diventa sempre più cicciotto... ma come dire loro di fermarsi?!? E' come col pentolino magico che continuava a preparare minestra... vi ricordate quella fiaba?

Le Fiabe col Guscio trovano il loro ambiente ideale per formarsi, dentro i laboratori di Crea la Fiaba, a Spazioperme, con la supervisione artistica di Leila.
Anche stavolta, gli ingredienti sono stati:
- una mamma
- una bambina
- uno spazio accogliente per quattro incontri
- del materiale di riciclo, colla, fogli, un pennello, forbici (un incontro abbiamo lavorato con la creta)
- un team creativo specializzato nell'ascolto (e nel lasciare accadere le cose)
- accogliere tutto con attenzione e pazienza e fiducia
- covare per due settimane

et voilà!
Così è nata la prima fiaba, che restituiva il clima registrato nell'incontro e che si abbinava bene alla illustrazione creata da mamma e figlia, col collage.

Ma stavolta sono nate due, di fiabe, perché a volte succede che arrivano più cose, a cui dare forma, oppure arrivano piano, un po' per volta... e così si ricomincia con "c'era una volta".

Sempre, però, le Fiabe col Guscio colgono dei particolari in quanto accade: degli stati d'animo, dei gesti, delle immagini... questi vengono collegati in una narrazione che mostra un percorso, uno sviluppo, delle risorse, delle soluzioni: le Fiabe col Guscio riescono a dare un senso a quello che accade, dentro la relazione, e a proporre una spiegazione, una evoluzione, una via d'uscita.
Sono storie che si prendono cura della relazione primaria, per valorizzarla: è un po' come portare la macchina all'autolavaggio! Non ne esce più brillante, con i dettagli tutti tirati a lucido?
Qui di lucido ci sono spesso gli occhi dei genitori, per la commozione. E dei figli, per la sorpresa, la scoperta, la gioia di ritrovarsi come a casa, in un abbraccio.

Questa volta la seconda fiaba è andata un po' più nel dettaglio, e ha colto il bisogno di essere vista, nella figlia; e la sua fatica nel sentirsi vista, di uno sguardo costante, esclusivo.
Per la mamma è normale, sentire che la figlia è sempre nel proprio cuore, nella propria mente, anche quando una è al lavoro, l'altra è alla scuola dell'infanzia. Ma la figlia lo sa?
Tante volte ho incontrato bambini che temono di non essere abbastanza presenti nella mente del genitore, solo per il fatto che il genitore non è sempre presente.
Diverse volte ho scritto che invece il genitore ama sempre, costantemente, e per sempre, a prescindere da doti/difetti del figlio. Faticoso per il figlio rendersi conto e fidarsi di questo, di esistere costantemente nella mente del genitore, anche se non si è visti costantemente.
Allora questa seconda fiaba ha messo a posto le cose: con un gattino, un uccellino, una lumachina. E un abbraccio della mamma, questo non manca mai!

E' per questo che le Fiabe col Guscio fanno bene:)



lunedì 15 agosto 2016

emozioni dal giorno uno!

Riporto qui alcuni stralci tradotti dal lavoro della pedagogista Claire Lerner, sulle emozioni del bambino e su come aiutarlo a gestirle:

Sin dai primissimi mesi di vita, ben prima che possano usare parole per esprimersi, i bambini hanno la capacità di esperire picchi di gioia, eccitazione, ma anche sentono paura, dolore, tristezza, disperazione e rabbia - comprensibilmente molti adulti trovano difficile da accettare che un bambino così piccolo possa provare tali emozioni. La ricerca ha anche mostrato che l'abilità dei bambini di gestire efficacemente la propria intera gamma di emozioni (conosciuta come auto-regolazione) è uno dei più importanti fattori di successo a scuola, al lavoro, e nelle relazioni a lungo termine.
Così un primo passo nell'aiutare tuo figlio a gestire i suoi sentimenti non è il temerli, ma accoglierli - tutti quanti. Le emozioni non sono giuste o sbagliate, semplicemente ci sono. Tristezza o gioia, rabbia e amore, possono coesistere ed essere parte della collezione di emozioni che i bambini sperimentano. Quando aiuti tuo figlio a comprendere le sue emozioni è meglio equipaggiato per poi effettivamente gestirle.
Uno dei maggiori ostacoli nel fare ciò - e lo riscontro spesso nel mio lavoro con i genitori, è che questi operano sotto il falso assunto che avere figli felici significa che devono essere felici tutto il tempo. Attraversare esperienze difficili, venire a capo di tristezza e dolore costruisce resilienza, ed è in ultimo ciò che dà ai figli un senso di contentezza e benessere.

Cosa possono fare i genitori?

Iniziando dai primissimi mesi, sintonizzarsi con i suoni, le espressioni facciali e i gesti del bambino rispondendo con sensibilità, così che i bambini sappiano che le loro emozioni sono riconosciute e considerate importanti. Emozioni come rabbia, tristezza, frustrazione e contrarietà possono essere stravolgenti per i piccoli. Nominare questi sentimenti è il primo passo nell'aiutare i bambini ad identificarli, ciò comunica loro che questi sentimenti sono normali. Questo può significare il riconoscere la rabbia di un bambino di un anno e mezzo nel lasciare il parco giochi, mentre lo si aiuta ad entrare in macchina; confermare la frustrazione di un bambino di due anni quando la sua torre di costruzioni continua a cadere; oppure empatizzare con la tristezza di un bambino di tre anni quando i nonni se ne vanno dopo una visita.
non aver paura delle emozioni
Le emozioni non sono il problema. E' ciò che ci facciamo - o non facciamo - che può essere problematico. Allora ascolta apertamente, con calma, quando tuo figlio condivide emozioni difficili. Quando fai domande a proposito e riconosci queste sue emozioni, stai mandando l'importante messaggio che le emozioni HANNO VALORE, SONO IMPORTANTI. Riconoscere e nominare le emozioni è il primo passo per imparare, nel tempo, a gestirle in modo sano ed accettabile.
C'è una reazione naturale - noi semplicemente vogliamo che i sentimenti faticosi se ne vadano. Non essere triste, vedrai il tuo amico un altro giorno. Ma le emozioni non vanno via, hanno bisogno di essere espresse. Riconoscere le forti emozioni di un bambino apre la porta all'aiutarlo nel gestirle. Sei triste che il tuo amico debba andare a casa sua ora. So che ti piace tanto giocare con lui. Andiamo alla finestra a salutarlo e organizziamo di rivederlo presto. Se le emozioni sono minimizzate o ignorate, vengono spesso espresse attraverso parole e gesti aggressivi, oppure vengono rivolte all'interno, rendendo il bambino ansioso o depresso.
Mostra a tuo figlio che una vita piena e ricca significa fare esperienza sia di momenti belli che meno belli. le emozioni non sono buone o cattive, semplicemente ci sono. Tu sei la guida di tuo figlio nel condividere gioie e gestire le sfide. E tutto inizia dal giorno uno!
Le Fiabe col Guscio aiutano a nominare queste emozioni: leggi quelle pubblicate, o vieni ai nostri laboratori per crearne una adatta alla vostra situazione!

venerdì 26 febbraio 2016

marzo, premium Genitori!

caro genitore,

durante tutto il prossimo mese di marzo, se acquisti due libretti a scelta delle Fiabe col Guscio, 

puoi prenotare una consulenza gratuita con la pedagogista e psicologa Elena Rovagnati!


Ecco come fare:

1. vai a dare una occhiata alla mia vetrina su lulu ,troverai i miei libretti di fiabe

2. Scrivi a elena.rovagnati@teletu.it i titoli dei due libretti che vuoi prenotare, e chiedi di essere ricontattato per fissare la consulenza (basta che mi scrivi entro marzo, la data della consulenza può essere anche successiva)

3. Il giorno dell'appuntamento concordato, potrai pagare e ritirare comodamente i due libretti che hai prenotato.


Le Fiabe col Guscio nascono dall'esperienza e dagli incontri con tanti bambini ed i loro genitori, 
ciascuna parla di una particolare criticità che il protagonista riesce a superare grazie alle risorse che trova nel legame primario.
Potrai leggerle a tuo figlio, tua figlia, ogni volta che sentirai necessario affrontare un tema educativo in modo piacevole ed efficace.
Sono tutte fiabe "ad hoc" e continuano a nascere, ogni volta che incontro una mamma e una figlia, un papà e un figlio, alle prese con piccole/grandi sfide... garantito il lieto fine!



venerdì 6 novembre 2015

Storie di mamme

vi ricordate il post che avevo scritto a luglio, sul creare una fiaba di benvenuto durante l'attesa?

Ecco, le prime tre mamme ci hanno raggiunto in questo progetto di sostegno alla gravidanza e alla maternità ed è nato un piccolo mini-libretto,
"Storie di mamme",la illustrazione di copertina è di Leila Mariani:

per chi vuole prendere visione di questa prima realizzazione, può chiedere a Spazio per me (vedi link sopra a destra, "mi trovi anche qui")
Stiamo pensando di presentarla a qualche reparto maternità della nostra zona... ma siamo disposte, Leila ed io, a venire dove ci chiamate!
Intanto un grazie a Ilaria, Sabrina e Antonella che hanno voluto condividere con noi le loro emozioni, immagini, e pensieri...

sabato 8 agosto 2015

Quando "non ti voglio!" vuol dire un' altra cosa...

 Questa storiella si riferisce ad un episodio che mi è capitato veramente, quando raccontavo le mie fiabe alla biblioteca milanese di Cassina Anna...

Martina e' una bambina di sei anni, sveglia, davvero molto intelligente; a casa è diventata un sostegno per la mamma perché c'è Leo, il fratellino di due anni che è un po' un terremoto. La mamma si fida di lei e Martina è contenta di poter fare qualcosa che la fa sentire importante. 
Un sabato pomeriggio vanno tutti insieme a vedere uno spettacolo per bambini e il papa' li accompagna con la macchina. Nella sala c'è già della gente, bambini con i loro genitori o con i nonni: Martina ha un attimo di timidezza e aspetta la mamma che guarda preoccupata e dice: "Forse per Leo stare qui bello tranquillo è un po' difficile... se si agita dovrò portarlo fuori...". Martina si immusonisce: lei avrebbe voglia di seguire tutto lo spettacolo, perché Leo è cosi' un guastafeste? La mamma lo tranquillizza: "Dai, al limite ti lascio un attimo con gli altri bambini, ma io sono subito fuori dalla porta..." La soluzione non piace troppo a Martina. 
Lo spettacolo inizia e Martina e la mamma si guardano divertite: è una bella storia. A meta' del racconto pero' Leo inizia a frignare e a fare i capricci e la mamma lo porta ben presto fuori, per non disturbare gli altri. Martina si fa forza e cerca di non sentirsi arrabbiata... dopo un po' non le fa più ne' caldo ne' freddo che la mamma non sia li' con lei. Anzi, a fine spettacolo, corre sul palco e cerca di prendere il pupazzo che, nella storia, rappresenta la mamma. L'attrice si accorge: "Ma cosa stai facendo?!". Martina non perde la grinta e dice sicura: "Voglio prendere questa mamma. Me la porto via". 
"Oh no - ribatte l'attrice, una giovane signora -, quella mamma li' mi serve, fa parte del mio spettacolo... scusa, ma non hai la mamma?" 
"Ma io ho questa! La mia mamma e' più brutta!" - dice buia Martina e, detto fatto, se ne va via con il pupazzo.  
"Aspetta! Dov'è la tua mamma?" 
"E' fuori" - risponde Martina con lo sguardo basso. 
"Beh, aspettiamo che torni" - dice la signora. 
La mamma infatti arriva. E' riuscita a lasciare Leo al papa' e chiede se lo spettacolo è finito. 
"Si, ma c'è un problema" - risponde l'attrice. La mamma vorrebbe volentieri non averne altri di problemi; quel pomeriggio le sono bastati i capricci di Leo... ma sta ad ascoltare: Martina ha il muso, stringe forte il pupazzo e le volta le spalle. L'attrice le chiede: "Sei sicura che quel pupazzo li' è più bello della tua mamma? A me non sembra proprio...". 
La mamma capisce: "Tesoro, ti sono mancata?" 
"No!" - ribatte Martina, ma ha un po' di pianto nella voce. La mamma l'abbraccia: Martina fa un po' di resistenza, poi si lascia andare e piagnucola piano. L'attrice può riprendersi il pupazzo e tornare dietro le quinte.  
"Su, che ti voglio bene" - dice a Martina portandola fuori.  
"Mi abbracci ancora?" - le chiede la bimba. E la mamma la stringe di nuovo a se'. 
*** *** *** *** 
In questo episodio non e' solo la situazione "gelosie verso un fratellino piccolo" ad emergere: la bambina che ha vissuto questa situazione cova del risentimento per il fatto che vorrebbe la presenza della mamma, vorrebbe magari più coccole dalla mamma, ma non lo esprime.
Da un lato capisce che la mamma in quel momento non può fare altrimenti, per via del fratellino; dall'altro, pero', se la prende proprio con la mamma: "Non la voglio. E' brutta". Ma questo rifiuto e' chiaramente una protesta, una provocazione, e non si manifesta solamente in presenza di un fratello più piccolo: basta che i bambini credano di essere stati trascurati, di aver avuto bisogno e di non aver ricevuto (magari immediatamente) la risposta desiderata, che può scattare il meccanismo. 
Dunque il rifiuto è l'espressione di questa frustrazione, piuttosto che un vero rifiuto nei confronti del genitore. Infatti, basta l'abbraccio della mamma perché la bambina si senta meglio: perché questo abbraccio fuga la paura di non essere amati per quello che si è. Qui inoltre, si inserisce per Martina anche un altro tipo di discorso: "Come! Sono cosi' brava, ti aiuto in casa, e questo non basta per avere il tuo amore, la tua attenzione?!" 
La mamma in realtà ama sua figlia non per questo motivo (sei brava/non sei brava), ma semplicemente perché e' SUA FIGLIA. Martina ha quindi bisogno di essere rassicurata, perché vengano smontate quelle paure di non essere amata e dunque quel sentimento doloroso che sfocia nella provocazione "voglio un altra mamma". 
E' chiaro che la mamma vuole bene ad entrambi i figli, ma anche su questo Martina, pure a modo suo, chiede una conferma. Ed in questo episodio la conferma e' stato l'abbraccio. Che si può dare anche nel caso si avverta una resistenza iniziale: perché, in fondo, è proprio quello che i figli desiderano e di cui hanno bisogno.



martedì 4 agosto 2015

Le fiabe inventate dai bimbi: un'espressione del mondo interiore

Inizio oggi a riproporre alcuni dei miei articoli che sono comparsi, anni e anni fa, sul sito "L'isola dei bimbi"... buona lettura!

C'era una volta un bambino fiducioso, che aveva l'affetto di papà, cane e gatto, ma i fratelli maggiori lo prendevano sempre in giro. Un giorno lo avevano fatto vergognare e lo avevano escluso dai loro giochi, e lui si infuriò talmente, da andarsene via di casa sbattendo la porta, per fare un'avventura. 
Si era portato con sé degli spinaci e del formaggio grana per quando avrebbe avuto fame, e si sentiva allegro di questa sua impresa. 
Sul suo cammino incontrò un ghepardo triste e coraggioso, che gli chiese dove stesse andando: 
"Via di casa - rispose lui - perché i miei fratelli mi prendono in giro ed io non ne posso più".
"Oh, tu sei proprio coraggioso come un ghepardo! - disse l'animale -. Ti prego, portami con te, così forse non mi sentirò più triste e solo!". 
E il bambino accettò. 
Dopo un po' di strada i due incontrarono un verme che si sentiva proprio tale e si lamentava continuamente: "Che verme che sono!". 
Il bambino, per consolarlo, gli disse: "Guarda, non preoccuparti, se vuoi vieni con noi e ti sentirai meno verme: del resto anch'io, che ho lasciato la casa dei miei, mi sento un po' così". 
Ed il verme accettò.
Più avanti i tre incontrarono un coniglio timoroso: "Ma di cosa hai paura tu?" - lo derise il bambino.
"Io ho paura dei cambiamenti, e tu?" - chiese il coniglio.
"Io... ho paura di essere deriso dai miei fratelli: e se tornassi a casa, ora avrei anche paura di essere sgridato dai miei genitori. Ma vieni con noi, non ti spaventare dei cambiamenti, ci siamo noi che ti proteggiamo e ti puoi sentire sicuro". 
E così il coniglio andò con loro. Cammina cammina, i quattro vennero all'improvviso bloccati sul sentiero da un grosso uomo minaccioso:
"Chi sei tu?" chiese il bambino tremante. 
"Io sono l'uomo che fa paura!!!" ruggì il gigante.
Il ghepardo avrebbe voluto assalirlo, ma il verme ed il coniglio erano paralizzati: il bambino pensò in quell'istante che il vero coraggio sarebbe stato tornare a casa... del resto, aveva sicuramente meno paura di essere sgridato che di essere agguantato da questo uomo terribile. 
Così mise il verme e il coniglio in tasca, saltò sulla groppa del ghepardo e, velocissimo, arrivò a casa: il papà capì, lo abbracciò e lo aiutò ad andare d'accordo con i fratelli .

Questa fiaba è stata costruita insieme ai bambini di una quinta elementare, ed ha come oggetto una serie di sentimenti che i bambini hanno portato come presenti in diverse situazioni del loro quotidiano: la fatica, a volte, nell'interagire con gli altri; la paura di essere esclusi e derisi, la stizza; il desiderio di voler fare da soli, di trovarsi delle soluzioni autonomamente, senza chiedere aiuto; la paura di non farcela. 
Nella fiaba i diversi personaggi rappresentano questi sentimenti, che il bambino impara a riconoscere, ad accettare, e di cui può prendersi cura: la possibilità di riconoscere i propri sentimenti, le proprie possibilità, è poi ciò che aiuta a valutare la realtà e a chiedere aiuto all'adulto. E' infatti sì importante che i figli acquisiscano progressivamente un'autonomia nel gestirsi e nell'affrontare le diverse situazioni che si possono presentare, e devono essere sostenuti in questo. Ma è anche legittimo, e quanto mai salutare, che essi sappiano riconoscere quando hanno bisogno di un adulto, e potergli chiedere aiuto. Il rifiuto dell'aiuto genitoriale, che alcuni bambini presentano in maniera sistematica, può essere segnale di difficoltà nel considerarsi degni di attenzione, di ascolto, di amore: ecco che scatta la soluzione "faccio da solo a tutti i costi".
La soluzione che adotta il protagonista della fiaba, quando sceglie di fare da solo, è di rinunciare totalmente al rapporto con i fratelli, di escludersi: una scelta costosa. Solo quando impara a prestare attenzione ai propri stati d'animo, può "tornare indietro" e accettare il rapporto con il genitore, come qualcosa che lo aiuta ad affrontare situazioni complicate (nella storia sono le gelosie e le invidie con i fratelli) sino a quando arriverà a farcela da solo. Ma la situazione che propone il papà è ben diversa dall'esclusione o dalla competizione: il papà propone l'amore, dà fiducia al positivo del bambino. E' questo che veramente promuove autonomia.

lunedì 20 luglio 2015

Una fiaba per mamma e figlio


Mi è capitato di covare una fiaba speciale,
è nata in questi giorni:
è per una mamma e per il suo bambino, per aiutarli a raccontarsi come è stato il loro inizio:
perché è importante capire come è andata, anche e forse soprattutto dopo un po' di tempo...
è importante dare parole a sentimenti per chiarirli, per mettere in luce la loro unicità, magari, anche, per fugare piccoli dubbi o paure...
perché ogni bambino nasce con la propria storia, e ci vogliono parole buone per dirlo:
come una foto fatta bene, con tutti i particolari nella giusta luce;
come una mappa, per orientarsi;
e come una mappa, che si arricchisce con l'esperienza, anche questa storia degli inizi si può arricchire col tempo...
buon nuovo inizio a questa mamma e al suo bambino!


Questa fiaba, "mamma cigno ed il cielo del Madagascar" è ora pubblicata nella raccolta di racconti "Esercizi (alla ricerca) di bellezza" che trovate nella mia vetrina di lulu! (vedi in cima a destra, "mi trovi anche qui"!)

giovedì 2 luglio 2015

nuova Fiaba Col Guscio!

ve l'avevo detto... è nata "il principe dei draghi", frutto del bellissimo lavoro con un piccolo Samu, attivissimo esploratore che non si perdeva mai in chiacchiere, e dei suoi gagliardi genitori (della stirpe dei Sami, ovviamente) che hanno avuto fiducia in se stessi e in lui, a dispetto delle civette appollaiate, pronte a lanciare occhiate di commiserazione e disprezzo... ma che ne sapevano loro, della magia dell'armatura e del corno donato dal re? Nulla!!!
Ma i Sami, che sono superiori a certe cose, non glielo faranno pesare... loro che hanno vinto con creatività e intelligenza sui tre draghi che facevano paura pure alle civette criticone!!! (e mi ci metto pure io, che sono la testimone- cantastorie di questa bella fiaba...!)

Questa fiaba dà una mano ai genitori e ai bambini che, non volendo rinunciare alle emozioni anestetizzandosi e omologandosi, devono solo imparare a riconoscerle e ad esprimerle... maneggiare con cura, per intenderci!
L'altra cosa da gestire, soprattutto da parte dei genitori, è il giudizio che a volte parte in modo difensivo in alcuni ambienti (scuola, vicinato) perchè a loro volta non hanno saputo come liberare i draghi... forza genitori!!! Le Fiabe col Guscio sono dalla vostra parte!!!

ed ora, aspettiamo solo che la nostra fata illustratrice Leila abbia l'ispirazione giusta... <3

lunedì 27 aprile 2015

Prossimo reading della fata Cuoricina!

domenica 24 maggio alle 15.30 a Spazio per me a Mariano Comense...

Dell'ultimo libretto, la fata Cuoricina è la preferita di Diego (il figlio di Leila, la mia illustratrice e abitante di Spazio per me!)...




http://www.spazioperme.it/dettaglio_eventi.asp?idNews=599&idOrg=2191

martedì 14 aprile 2015

Nuove Fiabe col Guscio in arrivo!

Sto covando nuove Fiabe col Guscio, sapete?
Perché continuo ad incontrare bambini con le loro famiglie, e mi portano argomenti importanti:
quindi la prossima Fiaba col Guscio tratterà di tre draghi e del principe che li voleva cavalcare...
e poi anche ne arriva un'altra, che ha a che fare con passaggi impervi ed esploratori un po' testoni, un po' fifoni...
arrivano, arrivano!

silenzio, si cova... ;)

giovedì 21 novembre 2013

RACCONTO DI NATALE

Questa fiaba è scritta al presente, perché la notte di Natale continua ad accadere...
E' stata scritta per spiegare qual'è la vera storia dell'angioletto che sta sopra la capanna nel presepe, ed è stata scritta anche per sentirsi meno tristi, quando qualcuno che amiamo diventa un angelo...
PER TE LARA

  1. le nuove ali
 Quando un nuovo angelo arriva in paradiso, non sa ancora di esserlo: per lui è tutto nuovo, da conoscere…
Prendete quello lì, ad esempio: si sta guardando lentamente in giro, in mezzo a tutto quel bianco ovattato, che però non sembra proprio nebbia…
«MAH… MI TROVO QUI… NON SO BENE…MI HANNO DETTO DI ASPETTARE,CHE MI DIRANNO COSA FARE…COSA DEVO FARE?» pensa l’angelo tra sé, allargando le braccia.
Non ha parlato, ma una voce gli risponde lo stesso: «devi indossare le ali nuove»
Sollevato, l’angelo ribatte: «Ah ok bene, finalmente … dove? Queste qui sul tavolo?»
L’angelo le ammira: sono bellissime!
Poi prova le ali sulla pancia, sul petto, sulla bocca, in testa, starà facendo giusto? Alla fine capisce come indossarle correttamente, ed orgoglioso inizia a canticchiare tra sé e sé, provando un po’ come funzionano:

Queste ali strepitose…
Sanno fare molte cose !
Prima avanti e poi indietro,
(Questa piacerà a san Pietro!)
Prima su e dopo giù,
(Questa piacerà a Gesù!)
Prima a destra poi a sinistra,
Ops… che vado fuori pista!

L’angelo ora si ferma, soddisfatto della danza improvvisata, e si guarda di nuovo in giro:
«E ADESSO, COSA DEVO FARE?» chiede nuovamente.
La stessa voce prontamente risponde: «Visto che sai cantare, vai dai cori angelici!»
L’angelo, svolazzando con le sue alucce in modo piuttosto impacciato, arriva in un posto molto ampio, molto luminoso: e si accorge subito c’è una cosa, così intensa …
«E’ PACE» dice il suo vicino, sorridendo.  L’angelo ricambia spontaneamente il sorriso, e si sente improvvisamente luminoso: infatti, tutti di botto si zittiscono e lo guardano, tutti (saranno centinaia, migliaia) sorridendo.
« Sei il benvenuto, ti aspettavamo» lo guarda tranquillo l’altro vicino.

Il canto finisce, l’angelo è contento di aver partecipato ai cori angelici:
«E ADESSO COSA DEVO FARE?» chiede di nuovo.
La voce, ormai familiare, suggerisce pronta: «devi andare sulla stella cometa!»
Il nostro angioletto di nuovo fa la faccia spaesata… meno male che ce n’è uno, invece, che sembra sapere tutto, e dirige le operazioni:
« Allora è chiaro per tutti? Si sale sulla scia della stella e si arriva fin sopra la capanna, si inizia a cantare appena arrivati là …» le indicazioni sono molto sintetiche, tanto tutti sembrano sapere.
Anche il nostro angioletto, in effetti, si rende conto di sapere: ad esempio, come agguantare uno dei fili brillanti della coda della stella, proprio ora che sta passando! Salirci sopra invece è un po’ più complicato:
«queste ali… non riesco ancora ad usarle bene…» brontola sottovoce.
«Non preoccuparti, ora goditi il panorama! » gli strizza l’occhio il suo vicino,  mostrando con un gesto il cielo intorno, da togliere il fiato!
 Mille stelle scorrono di fianco a loro, brillano felici e salutano, sembrano affidare loro un messaggio…
«Tutte vogliono essere lì stanotte, più splendenti che mai, e noi stiamo su quella più splendente di tutte! » Spiega, con malcelato orgoglio, lo stesso di prima.
«Lì dove?» chiede il nostro angioletto, impegnato a bilanciarsi con le sue ali, per non cadere dal suo filo di brillanti… ah ecco, si tratta di quella capanna!


  1. la capanna e il piccolo bambino
 « Ma… ci siamo fermati? E adesso? COSA DEVO FARE?»
La ormai nota, amorevole voce, gli parla: « Ora sei arrivato, devi cantare per il piccolo bambino!»
«E dov’è questo piccolo bambino? » chiede il nostro angelo, sporgendosi curioso dalla stella: si sporge un po’ di più, un po’ di più….  

BAM !!!
Un rumore secco, e la voce sembra preoccupata: « Cosa è successo?» chiede.
 Il nostro angioletto si vergogna, risponde confuso: «sono cascato sulla capanna e… ho fatto un buco nel tetto…»poi abbassa lo sguardo e, proprio attraverso quel buco, vede un piccolo bambino… ma non lo ha spaventato, anzi! Sente gli occhi del piccolo su di sé, e poi…  «IL PICCOLO BAMBINO STA SORRIDENDO! L’HO FATTO RIDERE, NON L’HO SPAVENTATO! MENO MALE…»
Il nostro angelo si sente illuminato da quel sorriso e canta, canta con tutta la voce che ha, canta la bellezza di quella notte e di quell’incontro… tutti lo stanno ad ascoltare, e la voce dolce che lo ha accompagnato finora, gli sussurra nell’orecchio:
 Quest’anno tocca a te, angelo bellissimo,
    il posto speciale più vicino a Gesù!





domenica 20 ottobre 2013

la sfida di crescere: la storia di Sbinz

Sapete come è nata questa fiaba?
Conoscevo un bambino che faceva proprio fatica a fare i compiti e non si capiva perchè, fino a quando mi è venuto in mente che poteva essere per questo motivo... che aveva paura di non farcela!
Sapete poi, questo bambino di sette anni, quando ha avuto quindici anni è venuto a dirmi: "questa fiaba mi ha cambiato la vita" e con la semplice potenza dell'entusiasmo di quindicenne, a riprova di quanto diceva, mi ha fatto vedere che conservava ancora il foglietto su cui gli avevo stampato la fiaba, otto anni prima!

ecco l'illustrazione di Leila Mariani:



Attenzione: la fiaba di Sbinz verrà raccontata il prossimo 20 dicembre 2015 a Spazio per me! A Mariano Comense, in via Montebello 64. Puoi prenotare la vostra presenza scrivendomi a elena.rovagnati@teletu.it
Vi aspetto!

giovedì 27 giugno 2013

SULL'AIUTO E SUL CHIEDERLO O MENO... storia di scoiattoli

In questa fiaba (di prossima pubblicazione) non si parla della relazione tra genitore e figlio, ho invece un po' "esplorato" quella fraterna... quindi per chi desidera mettere in luce la risorsa dell'essere ed avere fratelli, questo è un buono spunto!


lunedì 24 giugno 2013

FACCIO DA SOLO O CHIEDO AIUTO?

Questa fiaba è la prosecuzione delle avventure di Noncelafaccio e Cheschifezza (che è stata pubblicata nel libro Sentimenti a Scuola, la Marna Edizioni link): perchè le avventure non finiscono mai, giusto?

La nuova avventura di Coraggioso e Fiduciosa

Il capo del villaggio aveva riconosciuto Coraggioso e Fiduciosa come veramente valorosi e allora diede loro un nuovo compito: dovevano cercare di calmare le acque del fiume del villaggio, perché erano così turbolente che minacciavano la stabilità del ponte.
Erano infatti già cadute alcune assi, per cui gli abitanti del villaggio dovevano camminare cautamente, aggrappandosi ad una corda per attraversarlo.

Coraggioso e Fiduciosa erano andati sulla riva del fiume, si erano messi la tuta da sub e avevano chiesto alla bussola di portarli nel punto dove nasceva tutta quella agitazione.
Avevano chiuso gli occhi ed erano arrivati in fondo al fiume, dove videro un pesce-gatto grossissimo, imprigionato in alcune alghe intrecciate molto strette.
Il pesce gatto si agitava arrabbiatissimo, e lanciava dei fulmini con gli occhi.
Coraggioso e Fiduciosa si spaventarono un poco, non avevano con sé nulla per affrontare la situazione, per cui chiesero alla bussola di tornare indietro.
Arrivati a casa, dissero al papà e alla mamma: «Abbiamo capito cosa c'è che fa agitare tutte le acque nel fiume sotto il ponte: c'è un grossissimo pesce-gatto che si agita in continuazione dentro a delle alghe intrecciate».
I genitori risposero: «Se è così, dev'essere il pesce-gatto gigante che abita da tantissimi anni il fiume. Non è un pesce cattivo, ma può essere arrabbiato perché sta cercando di liberarsi dalle alghe che lo hanno imprigionato. Per liberarlo, avreste bisogno di.... ».
Ma il fratello più piccolo dei due, che era soprannominato Facciodasolo, avendo ascoltato queste cose, non rimase più ad ascoltare e decise di andare lui a liberare il pescegatto gigante: "Facciodasolo, io, non ho bisogno di niente e di nessuno".
Si mise la tuta da sub e si tuffò nel fiume: arrivò ben presto nel punto dove c'era il pescegatto perché sapeva nuotare benissimo, ma poi il pescegatto, quando lo vide, si agitò ancora di più, arrabbiatissimo, e creò un vortice d'acqua che buttò Facciodasolo quasi in riva al fiume.
Facciodasolo provò un'altra volta, ma l'effetto fu uguale.
La terza volta il pescegatto gli diede un colpo di coda che lo lanciò direttamente a riva, privo di sensi. «Facciodasolo! » gridarono i due fratelli, che stavano arrivando lì.
«Cosa ti è saltato in mente di fare questa cosa da solo! Il pesce gatto non è cattivo, ma è arrabbiato perché non riesce a liberarsi, ed ha paura! non si può avvicinarlo così, il papà e la mamma ci hanno dato una cosa per calmarlo, così che poi possiamo liberarlo: è una conchiglia magica che produce un suono calmante, se si soffia dentro».
Facciodasolo prese questa conchiglia e si tuffò di corsa, ma soffiando dentro una delle sue estremità, non calmò per nulla il pescegatto, che lo rimandò con una codata in superficie.
 I due fratelli lo stavano guardando severi. «Sappiamo che non ci sei riuscito. Quando ti deciderai a chiedere aiuto? La conchiglia magica ha tre beccucci da cui soffiare, per far uscire il suono che calmerà il pescegatto! Non puoi proprio fare questa cosa da solo! ».
Facciodasolo abbassò gli occhi, e chiese scusa.
«Facciamo che salviamo insieme il pescegatto? » propose.
Coraggioso e Fiduciosa sorrisero, e così tutti e tre si tuffarono insieme e soffiarono insieme nella conchiglia magica: finalmente il pescegatto si tranquillizzò e poterono liberarlo dalle alghe.
Ritornati in superficie, c'era tutto il villaggio ad aspettarli perché gli abitanti avevano visto che le acque erano tornate tranquille, e li accolsero con un applauso.
Da allora, Facciodasolo venne soprannominato Chiedoaiuto.©

ILLUSTRAZIONE DI LEILA MARIANI





domenica 2 giugno 2013

QUANDO UN BAMBINO E' IN OSPEDALE... UNA FIABA PER SENTIRE

 Abbiamo portato questa fiaba all'interno di un progetto con la pediatria del Fatebenefratelli di Erba e "Nati per leggere": 
perchè volevamo provare ad andare oltre il pur lodevole aiuto della "terapia della distrazione", come la chiamava il nostro dott. Giancarlo... 

IL BAMBINO DAL CUORE DI PEZZA 

C'era una volta un bambino che si era fatto molto male mentre giocava.
Era così piccino, i genitori lo portarono in un ospedale lì vicino. 
I medici lo visitarono, lo medicarono, lo misero in un lettino tutto bianco bianco, e dopo dissero ai genitori che sarebbe guarito in fretta e che per quel giorno potevano tornare a casa, che al bambino avrebbero pensato in tutto e per tutto i medici, gli infermieri, le infermiere, le cuoche, gli inservienti, gli operai della manutenzione e persino il portiere.
Ma nonostante tutta quella folla, il bambino si sentiva solo senza il suo papà lì vicino.
Vedeva passare gli infermieri e i medici con i loro strumenti, quasi tutti taglienti, che fasciavano e sfasciavano le ferite, facevano anche piangere gli altri bambini e le altre bambine ricoverate, e per di più, quando facevano queste cose, mandavano nel corridoio i genitori e le nonne che erano venute a trovare i bambini, chiudendo addirittura la porta.
Così il bambino, che era rimasto solo perché i dottori avevano mandato a casa il suo papà e la sua mamma, temeva che anche a lui avrebbero fatto del male.
Aveva paura, ma la cosa che gli faceva  molto più male non era la ferita, ma un dubbio che gli era venuto: e se i medici non fanno più ritornare i miei genitori?? Questa cosa sì che gli faceva paura! E gli faceva anche venir da piangere: e se non posso più vedere il mio papà??? Non poteva sopportare questo dolore che gli stringeva il cuore!
Decise allora di scappare su una nuvoletta, dove incontrò il Mago CerOtto che gli disse: "esprimi un desiderio e io te lo esaudirò". 
Il bambino chiese al mago di togliergli quel cuore che lo faceva tanto soffrire. 
E il mago: "Che cosa vuoi che ti metta al suo posto? Una pompetta di gomma? Uno stantuffo della Panda? Un orologio a cucù? Oppure un bel cuoricino di plastica che non sente niente ma nientemaniente?" 
Il bambino ci pensò su. Forse un cuore come un puntaspilli gli sarebbe andato a pennello. E disse:" Voglio un cuore di pezza".
Adesso, con il suo cuoricino di pezza multicolore, il bambino non correva più il rischio di soffrire, non poteva più morire di dolore al pensiero che non avrebbe più rivisto il suo papà.
Ma il papà tornò a trovarlo il giorno dopo, all'orario delle visite, e i dottori dissero: "Lo sa che suo figlio è un vero ometto? Non piange mai, non si lamenta mai".
Per forza, pensò il bambino, io ho il cuore di pezza! meglio un cuore di pezza che un cuore in pezzi.
Però... c'era un però.
Però la visita del papà non gli faceva più né caldo né freddo. E dopo un poco incominciò a preoccuparsi.
Infatti si chiedeva:" Ma come mai, quando vedo il  mio papà non sento più la felicità che provavo tutte le altre volte? Ma come mai non mi viene più la voglia di gettargli le braccia al collo e invece guardo se mi ha portato i Wafers?"
Tornò allora sulla nuvoletta. Il mago CerOtto era sempre lì, pronto ad esaudire tutti i desideri dei  bambini dell'ospedale che si recassero da lui. 
Gli chiese: "Come va il trapianto del cuore?" 
"Benissimo!" esclamò il bambino. "Mai stato meglio di così. Nessun dolore. Nessuna emozione. Però c'è un inconveniente."
"Ci sono problemi di rigetto?" chiese il mago.
"Proprio di rigetto, non direi. Piuttosto problemi di..." ma non sapeva cosa dire per spiegare il problema. "il fatto è che quando viene a trovarmi il mio papà, non sento più la gioia che ho sempre provato prima."
"Insomma" disse il mago "se non sei contento del mio cuore di pezza dillo subito!"
"Allora lo dico subito: non sono contento di un cuore puntaspilli che non sente più niente. Adesso non ho più paura che il mio papà non torni più, ho capito che posso rivederlo ogni volta che c'è l'orario delle visite! Senti, rivorrei il mio cuore di prima".
"Mi dispiace disse il mago CerOtto  "io metto solo cuori di pezza, di plastica, di gomma, gli stantuffi della Panda, ma niente cuori di carne. Se rivuoi il tuo cuore, lo devi chiedere al tuo papà".
Il bambino, molto arrabbiato, scese dalla nuvoletta nel suo lettino di ospedale. 
Quando tornò a trovarlo il papà, non sapeva come incominciare il discorso.
Guardò il papà. Stava per chiedergli i baci Perugina.
Ma poi si limitò a guardarlo. 
Il papà lo guardò anche lui. 
Si guardarono a lungo negli occhi. 
Il papà capì tutto. 
Gli mise una mano sul petto, e il piccolo cuore di pezza... che miracolo! Si mise a battere come se fosse tornato quello di prima.
Chiamarono i dottori, venne il cardiologo, e controllarono con lo stetoscopio per ventisette minuti  esatti. 
Alla fine si consultarono ed emisero la diagnosi: "Suo figlio - dissero al papà - a parte un po' di tachicardia dovuta all'emozione, ha un cuore di carne sanissimo, adatto a provare il dolore ma anche la gioia".©
(fiaba pubblicata su VITA del 10.06.95 - di V.Volpi, L.Izzi, E. Rovagnati)

venerdì 24 maggio 2013

ancora sulla scuola: la storia di Giga e le macchioline verdoline

Questa Fiaba col Guscio (di prossima pubblicazione) è stata inventata per Federica (nel '96, chissà ora quanti anni avrà...) e poi rappresentata alla biblioteca di Cassina Anna.
La cosa che ha sorpreso di più i bambini, è che quando ho tolto la felpa, io avevo davvero un sacco di bollini verdi incollati sulla mia maglietta!!!



giovedì 23 maggio 2013

Agnese va a scuola

La seconda Fiaba col Guscio che si trova nel testo "Le emozioni del diritto" (Bonaccorso Editore) parla di scuola: come se la caverà, la nostra protagonista?

Agnese va a scuola

C'era una volta una bambina che aveva iniziato ad andare a scuola, e vedeva tutti i suoi compagni di classe molto simpatici, si divertiva un sacco all'intervallo con loro. 
Durante l'ora di lezione invece era più difficile, perché tutti guardavano la maestra.
C'era una bambina molto brava in classe, e non solo la maestra non poteva fare a meno di dirglielo, glielo dicevano tutti: le altre maestre, il direttore, persino il prete che veniva nell'ora di religione… Era una bambina "con una marcia in più".
La nostra protagonista, che si chiamava Agnese, com'è come non è, iniziò ad imitarla; e poi, quando riusciva a far delle cose uguali alla bambina brava, sorrideva tra il noncurante e lo stupito come dire "toh, anche a me capita di fare queste cose".


La maestra era contenta del comportamento di Agnese; diceva alle colleghe: "Magari anche gli altri iniziassero ad imitare la più brava della classe, starei in paradiso!".
A casa di Agnese si accorsero però che qualcosa non andava: non era più bella spontanea, si innervosiva spontaneamente, quello sì! Ma poi dissimulava velocemente.
"Oh che brava, a scuola ti insegnano le buone maniere: stai proprio diventando una donnina!" disse la nonna.
La mamma invece non disse nulla, tranne un "Mah!".
Agnese ebbe paura di questo "mah", cosa voleva dire? Cosa avrebbe dovuto fare? Sentiva una minaccia incombente e temeva una sgridata della mamma, ma per cosa? Se stava sforzandosi tantissimo di assomigliare alla più brava della classe!
Arrivò a scuola tutta scombussolata, e quel giorno sbagliò il compito di matematica.
La maestra vide Agnese pallida e tesa, le chiese se si sentiva bene. Agnese sorrise educatamente.
Al mezzogiorno la venne a prendere la nonna, e la maestra le riferì della mattinata strana. "Forse ha un virus".  La nonna quel pomeriggio portò subito Agnese dal dottore il quale, non trovando nulla, le prescrisse delle semplici vitamine.
Agnese era sempre più scontenta, ma pensava ancora che la soluzione fosse diventare come la più brava della classe.
Un sabato la mamma passò davanti al cortile della scuola durante l'intervallo, e vide Agnese che giocava coi compagni: stava per chiamarla quando vide sul suo volto, dopo un bel salto in lungo, quel sorrisetto tra il noncurante e lo stupito, così diverso da un sorriso aperto e sereno.
A casa la madre chiese ad Agnese: "Che c'è, bimba mia?". Agnese disse "nulla" e scappò nella sua stanza. La mamma disse: "Forse sei in apprensione per la festa del tuo compleanno? Devi preparare gli inviti…". Il papà, che aveva sentito, disse: "Ah, inviti anche la più brava della classe?".
Agnese si sentì inchiodata al muro, perché non sapeva cosa rispondere, avrebbe voluto dire NO.
Allora la mamma, che aveva visto abbastanza, la prese per le mani e guardandola negli occhi disse: "Agnese, perché vuoi essere come un'altra bambina? Io voglio bene a te, e non potrei volere questo bene a nessun'altra! Mi dici a chi voglio bene, se tu non sei più tu?".
Agnese si mise a piangere: "Io non lo so, ho paura che non vado bene, lei invece è così brava... voglio essere come lei, e poi ci riesco anche, ogni tanto!".
"Agnese, sii te stessa! Non voglio assolutamente che assomigli a nessun'altra, se non… alla tua mamma!" e la mamma le diede un bacione sul naso, che avevano entrambe all'insù.


martedì 21 maggio 2013

Il figlio del re

Le Fiabe col Guscio sono comparse anche nel libro della Bonaccorso editore, L'EMOZIONE DEL DIRITTO:

http://www.bonaccorsoeditore.it/strumenti-2007.html

IL FIGLIO DEL RE è la mia preferita, l'ho inventata per un bambino con gli occhiali, che veniva al centro estivo di Bruzzano, tanti anni fa....




illustrazione di Leila Mariani

giovedì 2 maggio 2013

la parola più importante: la storia di Parolandia

Nel libro SENTIMENTI  A SCUOLA (La Marna Edizioni)  la prima fiaba è quella che è stata più rappresentata in scuole e biblioteche (vi dice niente Cassina Anna, a Bruzzano? Bellissima!)
Qui vi riporto  l'Inno Nazionale di Parolandia... e se poi volete leggerla tutta, chiedetemi il libro che ve lo invio per posta! elena.rovagnati@teletu.it




Inno nazionale di Parolandia

 A- come aereoplano,
B- come battimano,
C- come colibrì, D- come delfino, E- come elefante

F- come la farfalla,
G- quando stai a galla,
Acca - quante cose H-o, I-ndovina un po', L- di leccalecca

M- come mamma mia,
N- come nostalgia.
O-ra che c'è il papà, Q-uanta gioia dà, R- come regalo

S- come serenata,
T- la telefonata,
U- quanta U-va c'è, V-ieni qui con me, Z-itto che si mangia!