Continuo qui riportando altri consigli, scegliendone alcuni dal lungo articolo della Pozatek:
Inquadra la lotta come buona, e le emozioni difficili come normali:
Il problema non è l'ansia o la rabbia, il problema sono i nostri comportamenti, le nostre reazioni quando siamo ansiosi o arrabbiati. Tipiche, improduttive reazioni all'ansia e alla rabbia sono l'essere impulsivi e bruschi con gli altri, o sentirsi sopraffatti e chiudersi. Quando noi accettiamo le emozioni, verosimilmente lo faranno anche i nostri figli.
Incoraggia i tuoi figli a sentire TUTTE le loro emozioni in modo pieno:
Sentire - anche cose spiacevoli - è parte di una vita ricca e soddisfacente. Enfatizza coi tuoi figli i benefici del vivere una vita dinamica invece che una rigida e bloccata (anche se a volte è difficile)
Normalizza errori, contrattempi e fallimenti:
Perché sono essenziali al processo di apprendimento e maturazione. Nessuno ha mai avuto successo senza aver fatto molta esperienza di fallimenti.
Accetta tuo figlio TOTALMENTE:
se tuo figlio si sente accettato, probabilmente si accetterà più facilmente come conseguenza.
...e buon percorso!
domenica 12 aprile 2015
sabato 11 aprile 2015
Aiutiamo i nostri figli a gestire le emozioni/1
Le Fiabe Col Guscio sono proprio nate per aiutare i bambini a familiarizzare con tutte le loro emozioni... ecco qui un altro aiuto, si tratta di una mia traduzione di un articolo di Krissy Pozatek che ho trovato molto interessante per aiutare i nostri figli a gestire il mondo emotivo e quindi a rafforzarsi nella capacità di superare le difficoltà piccole e grandi:
Uno dei ritornelli più comuni che i genitori mi riportano è
qualcosa del genere “non voglio che mio figlio si senta X”. Puoi metterci quello che vuoi al posto
della X: non voglio che mio figlio si senta escluso, rifiutato, un fallimento,
triste, preoccupato, insicuro, solo, arrabbiato. In breve, nessuno vuole che i
propri figli provino dolore.
Come genitori, possiamo essere su una via verso la
consapevolezza di sè e comprendere che dolore e sofferenza sono parte della
vita, ma con i nostri figli siamo pronti
nel proteggerli da qualsiasi dolore o disagio emotivo.
La maggioranza dei genitori vogliono semplicemente che i
propri figli siano felici. Cosa
pensereste se vi dicessi che può darsi che l’obiettivo non debba essere la
felicità, ma qualcosa di differente – la salute emotiva. Con salute emotiva
intendo che possiamo stare con TUTTE le nostre emozioni senza “reagirvi”
semplicemente: in una parola, RESILIENZA.
Quando indirizziamo i nostri figli verso la felicità, stiamo
dicendo ad altri livelli che altre emozioni più difficili non sono OK. Stiamo anche
distruggendo la naturale abilità dei nostri figli di sentire il normale spettro
delle emozioni umane che inevitabilmente include tristezza, rabbia, ansia,
noia, paura, sollievo e così via.
Ma cercando di aggiustare le emozioni difficili per nostri figli, noi li roviniamo. Quando
anticipiamo vigili dei problemi prima che accadano, non aiutiamo i nostri figli
a diventare più forti. Ciò che i genitori dimenticano è che il cammino che sta
davanti è accidentato.
Massi ed ostacoli sono costantemente gettati lungo i percorsi di vita nostri e dei nostri figli, perché
è così che tutti cresciamo, maturiamo e diventiamo più saggi.
I nostri figli hanno bisogno di lottare e sentire le proprie
emozioni per imparare la resilienza. Lottare è buono, necessario, importante.
E la resilienza può essere insegnata e imparata.
Qui ci sono alcuni passi per incrementare la resilienza nei
bambini:
1. conferma e normalizza tutti i
sentimenti di tuo figlio.
… persino se è arrabbiato con te. In questo modo i bambini
elaborano e si muovono naturalmente attraverso le emozioni; li aiuterà a
sviluppare una abilità più sana di gestire sentimenti difficili. Non andare in
punta di piedi coi sentimenti di tuo figlio, addolcendoli o cercando di “spazzarli
sotto il tappeto” con delle distrazioni. Permetti a tuo figlio di essere
irritato con te senza sentire come se tu avessi bisogno di riparare o cambiare
qualcosa. Tu puoi dire “ti ascolto”, “è frustrante”, “che fiasco”.
2. manda due messaggi assieme:
Cosa intendo con questo? Bene, puoi simultaneamente accettare
qualsiasi cosa tuo figlio sta sentendo e allo stesso tempo mettere dei confini
ai comportamenti. Questo permette ai figli di sentirsi ascoltati ma anche di
sapere che devono essere responsabili dei loro comportamenti; non possono
correre gridando e gettando cose contro il tavolo… per esempio, se tuo figlio è
furioso e sta urlando puoi dire “deve scombussolarti proprio questa cosa. E’
difficile non fare come stai facendo, ma urlare non è mai OK e se continui ad
urlare dovrai andartene in camera tua.” Questo permetterà a tuo figlio di
sentirsi ascoltato ma anche di essere consapevole dei limiti.
nel prossimo post gli altri consigli per rafforzare la resilienza in tuo figlio!
giovedì 26 febbraio 2015
red flags! ovvero 7 segnali da considerare per il benessere psicologico di tuo figlio
In italiano parliamo di "campanelli d'allarme": sono quelli che bisogna captare per capire se nostro figlio ha qualche difficoltà che merita un supporto di un professionista... vediamo quali sono, secondo
Katie Hurley, (mia traduzione di stralci tratti dal suo articolo su www.momtastic.com )
"I bambini affrontano diversi ostacoli quando crescono, e
tutti fanno esperienza di stress e dispiaceri.
Può essere difficile riconoscere quando tuo figlio può
riuscire a superarli in modo autonomo e quando invece avrebbe bisogno di un
esperto.
Ma la buona notizia è che ci sono diverse possibilità di
aiuto, per i bambini che ne hanno bisogno: uno tra questi, è provare con una fiaba che offra degli spunti per riflettere sul tema che li sta coinvolgendo.
Questi i campanelli d’allarme da considerare, se pensi di
aver bisogno di un aiuto per tuo figlio:
- sta avendo difficoltà a casa e a
scuola. Quando un bambino ha in corso una battaglia con le
proprie emozioni, tende ad avere un comportamento problematico (risponde
agli adulti o non li ascolta, colpisce gli altri bambini)
2. evita gli amici e i compagni. E’ vero che le
amicizie cambiano e alcuni bambini preferiscono stare in gruppo più di altri,
ma drizza le antenne se dice cose del tipo “tutti mi odiano” o “sono un perdente”
o “non ho amici”
3. Ha comportamenti regressivi. I bambini tendono a
regredire quando ci sono grossi cambiamenti nelle loro vite, come ad esempio la
nascita di un fratellino o un trasferimento o il divorzio dei genitori. Ma
comportamenti regressivi che non sono collegabili ad un evento o che durano per
più mesi dopo l’evento, (bagnare il letto, eccessiva lamentosità, fare molti
capricci, molte paure) segnalano un problema di gestione emotiva.
4. E’ esageratamente triste e
preoccupato. Considera
questo segnale, se interferisce con la capacità del bambino di andare a scuola
o di prendersi cura di sè.
5.
Le sue abitiudini di sonno e di appetito sono cambiate. I comportamenti da prendere in considerazione, in questo campo, includono
difficoltà ad addormentarsi, o sonno interrotto, incubi; mangiare troppo o
troppo poco, frequentissimi mal di testa e di stomaco.
6.Sta
sviluppando atteggiamenti autolesionistici. Qui è difficile capire perchè a volte I bambini
picchiano la testa contro oggetti senza l’intenzione di farsi male, ma se ad
esempio si ficca le unghie nella pelle per sentire male o si taglia o si fa
male ripetutamente è un segnale da
considerare.
7. Parla della morte o ci pensa spesso. E’ normale se parla della morte per esplorare il concetto,
ma se questo accade ripetutamente è un segnale cui porre attenzione.
Alla fine il genitore è colui che conosce meglio
il proprio figlio, Deve fidarsi del proprio sentire. Se sente che qualcosa non
va e che il figlio sta dibattendosi in qualcosa, probabilmente il genitore ha
ragione. Molti bambini esprimono I
propri sentimenti attraverso il gioco spontaneo, l’arte, il disegno: presta
attenzione a questi momenti per dare un’occhiata alle emozioni di tuo figlio.
E se la cosa non ti lascia tranquillo, contatta per una consulenza uno
specialista dell’infanzia!
lunedì 15 dicembre 2014
venerdì 17 ottobre 2014
I protagonisti delle Fiabe col Guscio illustrati da Leila Mariani!
TOPINO BIGIO!
IL PRATO DEI FIORI MILLECOLORI !
IL CAPPELLO DELLA FATA CUORICINA... queste tre fiabe sono, assieme a quella di Sbinz, nel nuovo libretto pubblicato su lulu.com!
IL PRATO DEI FIORI MILLECOLORI !
IL CAPPELLO DELLA FATA CUORICINA... queste tre fiabe sono, assieme a quella di Sbinz, nel nuovo libretto pubblicato su lulu.com!
martedì 9 settembre 2014
lunedì 14 luglio 2014
asili nido: di necessità virtù
Ripresento qui un mio articolo scritto ai tempi del mio primogenito neonato... (ora mio figlio ha 14 anni, ma mi sembra ancora necessario per aiutare altri genitori!)
di Elena Rovagnati
Sono andata alla inaugurazione di un nuovo asilo
nido vicino casa.
Il posto accogliente, colorato, stimolante: avrei voluto giocarci io, dentro quella piscina di palline colorate. Tanti genitori, sorridenti; il commento che girava di più era: "meno male, ce n'era proprio bisogno, qui in zona praticamente è l'unico!".
Altre mamme discutevano che il nido è meglio della baby-sitter, ma la motivazione non era un generico "perché non sai chi ti trovi"; era un ben preciso timore che il bambino, con la baby sitter (in questo caso poco onesta, oltre che poco preparata) possa stabilire un legame privilegiato che vada a spodestare i genitori... allora il nido è meglio, perché il gruppo "protegge" da rapporti esclusivi.
Il posto accogliente, colorato, stimolante: avrei voluto giocarci io, dentro quella piscina di palline colorate. Tanti genitori, sorridenti; il commento che girava di più era: "meno male, ce n'era proprio bisogno, qui in zona praticamente è l'unico!".
Altre mamme discutevano che il nido è meglio della baby-sitter, ma la motivazione non era un generico "perché non sai chi ti trovi"; era un ben preciso timore che il bambino, con la baby sitter (in questo caso poco onesta, oltre che poco preparata) possa stabilire un legame privilegiato che vada a spodestare i genitori... allora il nido è meglio, perché il gruppo "protegge" da rapporti esclusivi.
Una mamma mi chiede "E tu?".
"Io lo tengo a casa". Sguardi interrogativi, stupiti: sanno che
lavoro faccio. Sono persino consulente e formatrice di personale educativo di
asili nido.
Allora devo, goffamente, spiegare: dieci anni fa, ero abbastanza convinta dell'inutilità, se non della dannosità, degli asili nido. Adesso penso piuttosto che il nido sia il "male minore" (a condizione di certe caratteristiche che poi dirò), e che sia una reale necessità, inevitabile, per molti genitori. Alla mia risposta alcune mamme, non potendomi dire che non ne capisco niente perché sono una esperta del settore, mi danno della privilegiata, della fortunata.
Mi sento di precisare che sono i figli, ad essere privilegiati, fortunati, se la mamma (od il papà!) può stare a casa con loro nei primi - fondamentali - tre anni di vita.
Allora devo, goffamente, spiegare: dieci anni fa, ero abbastanza convinta dell'inutilità, se non della dannosità, degli asili nido. Adesso penso piuttosto che il nido sia il "male minore" (a condizione di certe caratteristiche che poi dirò), e che sia una reale necessità, inevitabile, per molti genitori. Alla mia risposta alcune mamme, non potendomi dire che non ne capisco niente perché sono una esperta del settore, mi danno della privilegiata, della fortunata.
Mi sento di precisare che sono i figli, ad essere privilegiati, fortunati, se la mamma (od il papà!) può stare a casa con loro nei primi - fondamentali - tre anni di vita.
Ma una mamma intende
"fortuna" anche quest'altra cosa: "Sì, ma tu sai cosa proporre
ai tuoi figli, hai studiato queste cose.... io per esempio temo di non far
giocare abbastanza mia figlia, non so che giochi farle fare... certo, cerco di
interessarla a tutte le cose che faccio in casa, ma..." "Ma questo è
già GIOCARE!" dico io.
E poi devo dare un'altra goffa spiegazione su che cosa ho imparato, in tutti gli anni di studio....
La cosa che ho imparato ed in cui mi sono esercitata duramente, nella formazione in psicoanalisi ed in danzaterapia, è stata di ascoltare, capire e FIDARMI di quello che sento, per poterlo poi utilizzare.
E' questo lo strumento principale nella mia professione, lo sanno bene gli “addetti ai lavori”.
Che banalità! Si potrebbe pensare, di primo acchito. Ma in genere ci si impiega circa un otto anni, o di più, per imparare a fidarsi e ad "usare" quello che sentiamo.
Ora che ci penso, mia madre aveva iniziato ad insegnarmelo sin da piccola, poi è iniziata la scuola... dove ho imparato a fidarmi del mio cervello, del ragionamento, della memoria, del "sapere". Solo dopo l'università ho capito che mi mancava una preparazione nel "sentire". Che avevo proprio relegato in un angolino e disprezzato questa facoltà.
Allora, altri otto anni di allenamento, di studio, per recuperare quella cosa che mia mamma aveva iniziato ad insegnarmi... Una cosa che, a ben vedere, si può acquisire non necessariamente con lauree e specializzazioni, dico alla mamma che si sminuisce nella sua capacità genitoriale.
Nei miei corsi di pedagogia per operatori sociali, io insegno soprattutto questo: le informazioni “tecniche” sull'infanzia si imparano velocemente, è più difficile imparare a fidarsi dei sentimenti che si colgono nella relazione, e a tenerne conto per gestire un intervento educativo efficace.
Un genitore che si fida di quello che sente, e lo utilizza nel rapporto col proprio figlio, è già tanto, è già di più di quello che possono dare le educatrici del nido, perché il genitore sente attraverso il canale privilegiato dell'AMORE. Penso che un genitore, se si fida di ciò che sente e se impara ad utilizzarlo nel suo ruolo educativo, è altrettanto adeguato (ed anche di più) di una educatrice o psicopedagogista esperte, e può anche benissimo fare a meno dell'asilo nido. Ma se per ragioni contingenti non è proprio possibile, la caratteristica principale a cui deve guardare nella scelta del nido è che le educatrici siano mosse da questo obiettivo principale: valorizzare e favorire il rapporto genitore-figlio. La manualità, la socializzazione, credetemi, vengono dopo.
Scegliete nidi che tengano incontri periodici con i genitori, (non semestrali!) che vi coinvolgano in alcuni momenti, anche ludici, coi bambini; scegliete educatrici che non vi svalorizzino, ma che accettino un confronto con voi. Se vi accorgete di venir via dalle riunioni con una sensazione di inadeguatezza, perché vi hanno sminuito nella vostra competenza educativa, venite via anche da quel nido! Scegliete nidi che effettivamente attuano, e non solo propongono, la collaborazione con la famiglia.
E poi devo dare un'altra goffa spiegazione su che cosa ho imparato, in tutti gli anni di studio....
La cosa che ho imparato ed in cui mi sono esercitata duramente, nella formazione in psicoanalisi ed in danzaterapia, è stata di ascoltare, capire e FIDARMI di quello che sento, per poterlo poi utilizzare.
E' questo lo strumento principale nella mia professione, lo sanno bene gli “addetti ai lavori”.
Che banalità! Si potrebbe pensare, di primo acchito. Ma in genere ci si impiega circa un otto anni, o di più, per imparare a fidarsi e ad "usare" quello che sentiamo.
Ora che ci penso, mia madre aveva iniziato ad insegnarmelo sin da piccola, poi è iniziata la scuola... dove ho imparato a fidarmi del mio cervello, del ragionamento, della memoria, del "sapere". Solo dopo l'università ho capito che mi mancava una preparazione nel "sentire". Che avevo proprio relegato in un angolino e disprezzato questa facoltà.
Allora, altri otto anni di allenamento, di studio, per recuperare quella cosa che mia mamma aveva iniziato ad insegnarmi... Una cosa che, a ben vedere, si può acquisire non necessariamente con lauree e specializzazioni, dico alla mamma che si sminuisce nella sua capacità genitoriale.
Nei miei corsi di pedagogia per operatori sociali, io insegno soprattutto questo: le informazioni “tecniche” sull'infanzia si imparano velocemente, è più difficile imparare a fidarsi dei sentimenti che si colgono nella relazione, e a tenerne conto per gestire un intervento educativo efficace.
Un genitore che si fida di quello che sente, e lo utilizza nel rapporto col proprio figlio, è già tanto, è già di più di quello che possono dare le educatrici del nido, perché il genitore sente attraverso il canale privilegiato dell'AMORE. Penso che un genitore, se si fida di ciò che sente e se impara ad utilizzarlo nel suo ruolo educativo, è altrettanto adeguato (ed anche di più) di una educatrice o psicopedagogista esperte, e può anche benissimo fare a meno dell'asilo nido. Ma se per ragioni contingenti non è proprio possibile, la caratteristica principale a cui deve guardare nella scelta del nido è che le educatrici siano mosse da questo obiettivo principale: valorizzare e favorire il rapporto genitore-figlio. La manualità, la socializzazione, credetemi, vengono dopo.
Scegliete nidi che tengano incontri periodici con i genitori, (non semestrali!) che vi coinvolgano in alcuni momenti, anche ludici, coi bambini; scegliete educatrici che non vi svalorizzino, ma che accettino un confronto con voi. Se vi accorgete di venir via dalle riunioni con una sensazione di inadeguatezza, perché vi hanno sminuito nella vostra competenza educativa, venite via anche da quel nido! Scegliete nidi che effettivamente attuano, e non solo propongono, la collaborazione con la famiglia.
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